«Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di Six Group e dell’ATS» newsSocialiste – n°47, 31 gennaio 2018

Solidarietà e sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori di Six Group e dell’ATS

Esprimiamo la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di Six Group e dell’Ats confrontati con dei licenziamenti e delle soppressioni di posti di lavoro che non possono essere accettate.
Non è accettabile che l’esclusivo interesse degli azionisti conduca a delle chiusure, delle soppressioni di posti di lavoro e dei licenziamenti, delle decisioni prese nel disprezzo delle lavoratrici e dei lavoratori, i quali contribuiscono alle aziende con il loro lavoro.

I dipendenti della Six Payment Service di Bedano, ex Aduno, hanno manifestato contro la decisione di Six Group di chiudere la sede ticinese insieme ad altre due in Svizzera. Verranno licenziate un centinaio di persone in totale: tutti i dipendenti di Bedano, più di 70 persone, perderanno i loro posto di lavoro. Chiusura e licenziamenti inaccettabili: Six Group ha preso questa decisione dopo avere acquisito Aduno, una società che nel 2016 ha generato un utile netto di 75 milioni di utili!

Ieri i dipendenti dell’ATS hanno indetto uno sciopero a tempo indeterminato, ricondotto oggi, con il quale contestano la soppressione di 36 posti di lavoro, pronunciati entro la fine del mese a cui seguiranno delle ulteriori soppressioni a settembre e l’anno prossimo. Lo smantellamento dell’ATS è un grave attacco alla qualità e alla pluralità dell’informazione che mette rischio numerosi posti di lavoro qualificati.

Davvero vogliamo spegnere la Radiotelevisione svizzera? NO à ‘no Billag’!

Referendum contro la riforma fiscale: consegnate più di 10’000 firme

Lunedì sono state consegnate alla Cancelleria dello Stato le oltre 10’000 firme raccolte dal Comitato referendario contro la riforma fiscale di cui facciamo parte insieme a UNIA, Unione Sindacale Svizzera Ticino e Moesa, GISO, i Verdi del Ticino, MPS, POP, PC, Forum Alternativo e Collettivo Scintilla.
In sole 3 settimane sono state raccolte oltre 3’000 firme in più rispetto alle 7’000 necessarie per il referendum, a prova del fatto che gli sgravi fiscali alle persone particolarmente facoltose e alle grandi aziende è sentito in seno alla popolazione.

Il popolo sarà quindi chiamato a votare riguardo a una riforma fiscale che alimenta una concorrenza fiscale intercantonale al ribasso che accentua le disuguaglianze e che nuoce alle risorse dello Stato. È quanto avvenuto con le riforme fiscali precedenti e quanto appena accaduto con la manovra di rientro finanziario, con gli insostenibili tagli alla politica sociale e famigliare che ne sono derivati.

Lanciato il referendum contro il semisvincolo di Bellinzona

l PS fa parte del Comitato – con i Verdi e il PC – che ha lanciato il referendum contro la costruzione del semisvincolo di Bellinzona, il cui costo è di 65 milioni di franchi. Ieri il Comitato si è presentato alla stampa. Il futuro della mobilità e le scelte di queste dimensioni sono fondamentali. È che la popolazione Ticinese possa esprimersi a proposito di un’opera stradale che favorisce la mobilità privata veicolare e che quindi genererà ancora più traffico.

Lo sviluppo dei trasporti pubblici è più adeguato per rispondere ai problemi e alle sfide future relativi alla mobilità. A partire dal 2020, con l’apertura della galleria di base del Monte Ceneri, la tratta Lugano-Bellinzona in treno, sarà di soli 12 minuti. Nei prossimi anni ci sarà anche una fermata di Piazza Indipendenza permetteranno una migliore accessibilità della Capitale grazie alla rete TILO.

‘no Billag’: testo brutale, effetti distruttivi
Capitolo IV

di Roger Nordmann, Capogruppo PS alle Camere federali

La legge del miglior offerente, senza vincoli
In maniera esplicita, la proposta costituzionale afferma che bisogna mettere all’asta concessioni e non organizzare una gara basata su criteri delimitanti. Ciò significa che chi offre il miglior prezzo vincerà (si può immaginare che ogni concessione sarà oggetto di un’asta separata, anche se il testo non dice nulla a riguardo).
Inoltre, si dovrebbe comprendere che le disposizioni in vigore previste nell’articolo 93 com’è oggi, non esisteranno più poiché saranno sostituite da quelle scritte dagli iniziativisti. Pertanto, l’obbligo per la radio e la televisione di contribuire alla formazione e allo sviluppo culturale, così come la libera formazione di opinioni e intrattenimento, scomparirà. Allo stesso modo, l’obbligo di tener conto della diversità di opinioni o delle particolarità di regioni e cantoni non sarà più menzionato nella Costituzione. Infine, scomparirà nel nulla anche la possibilità di presentare un reclamo relativo ai programmi a un’autorità indipendente.
Pertanto, è evidente che il Consiglio Federale difficilmente sarà in grado di imporre vincoli ai concessionari. Le richieste fatte alla SSR in termini di imparzialità, diversità, equità, rispetto delle lingue, culture e regioni periferiche non avranno più una base costituzionale. Prevarrà esclusivamente la legge del miglior offerente.

Una procedura calibrata per miliardari
A chi può giovare questa procedura da Far West? È probabile che quattro tipi di attori potrebbero partecipare all’asta prevista da No Billag. Teoricamente, la SSR, che è legalmente un’associazione, avrebbe il diritto di competere. Avrebbe l’esperienza, la reputazione e la logistica che rendono la sua offerta legittima e credibile. Tuttavia, come spiegato sopra, sarà certamente in una situazione finanziaria catastrofica al momento dell’asta e quindi nell’incapacità materiale di acquisire una concessione.
Si potrebbe immaginare che i maggiori gruppi media svizzeri o stranieri entrino in corsa: TA-Media, Ringier / Springer, Bertelsmann, RTL, per esempio.
Stessa ipotesi per giganti del web come Facebook, Netflix o Google. Infine, altre società, come Migros o Coop, potrebbero mettersi in gioco.
È invece improbabile che Swisscom, in gran parte nelle mani della Confederazione, possa competere.
Tuttavia, per tutti questi attori, la sfida è gestibile solo in base all’esplicita condizione che l’importo dell’asta non sia elevato. Infatti, dopo aver acquisito una concessione, i vincitori dovranno effettuare ingenti investimenti in infrastrutture, nella ricerca di personale e nella progettazione dei programmi, sperando di realizzare poi dei profitti, requisiti la cui realizzazione è tutt’altro che ovvia.
I cantoni e i comuni costituiscono il terzo tipo di entità da prendere in considerazione. In linea di principio, non c’è nulla che impedisca loro di partecipare alle aste, direttamente o tramite una joint venture. Tuttavia, queste autorità pubbliche dovrebbero probabilmente ottenere il sostegno dei rispettivi parlamenti, o anche degli elettori, prima di imbarcarsi in un’operazione così rischiosa. Inoltre, dovrebbero affrontare gli stessi problemi degli attori menzionati sopra, con l’ulteriore difficoltà di dover limitare i propri investimenti.
Infine, c’è un quarto tipo di investitore che probabilmente parteciperà all’asta: i miliardari che desiderano influenzare il corso della politica e della società. Sapendo che la Confederazione non svolge un ruolo sulla scena mondiale tale per cui ricchi stranieri desiderino acquisirne i media, sono i miliardari svizzeri che potrebbero essere interessati.
Stiamo ovviamente pensando alla famiglia Blocher, a Walter Frey o forse ad altre dinastie, le cui convinzioni sono forse meno marcate. Gli esempi americani e italiani mostrano che queste super-ricchi amano l’idea di esercitare un’influenza decisiva sul proprio paese attraverso il controllo dei media. Non c’è bisogno di una lunga esperienza per capire che la quarta categoria, vale a dire i miliardari, ha le migliori opportunità per vincere l’asta. Hanno infatti somme considerevoli a disposizione e non sono responsabili per la loro gestione di fronte agli azionisti, a differenza delle società mediatiche ossessionate dalla redditività. Allo stesso modo, questi miliardari non devono dare un resoconto delle loro politiche ai cittadini, contrariamente a quanto devono fare cantoni e comuni.

Serata pubblica sull’iniziativa “abolizione del canone radiotelevisivo”

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