«SÌ al referendum contro gli sgravi fiscali» newsSocialiste – n°44, 18 dicembre 2017

La Conferenza cantonale dice Sì al referendum contro gli sgravi fiscali

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La Conferenza cantonale del Partito, riunitasi ieri a Camorino, ha deciso di aderire al referendum contro la “Riforma fiscale” adottando la risoluzione della Direzione con 95 voti a favore. La risoluzione alternativa, la quale considerava buono l’accordo sulla “Riforma fiscale e sociale” votata dalla maggioranza del Gran Consiglio e che proponeva di lasciare libertà di voto e di referendum ha raccolto 39 voti.

Con 74 voti contrari e 54 a favore, la Conferenza cantonale ha deciso di non accogliere l’emendamento con il quale si sarebbe ritenuto giustificato il referendum contro i decreti legge della “riforma fiscale”.

L’esito della Conferenza è giunto al termine di un dibattito intenso e appassionante, segno di un Partito vivo in cui la posizioni sono dibattute e discusse, in cui il dibattito è sempre importante. Il Partito Socialista aderirà quindi, sostenendolo e promuovendolo, al preannunciato referendum contro la “riforma fiscale”.

Referendum contro gli sgravi fiscali: scarica il formulario, stampalo, firma e fai firmare

clicca >>> formulario referendum contro gli sgravi fiscali

Mozione di Marina Carobbio: misure più incisive per combattere lo smog

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È dimostrato che i picchi d’inquinamento, ormai cronici in alcuni periodi dell’anno e in Ticino – tra le altre regioni – sono particolarmente dannosi per la salute pubblicano. Oltre a mettere in seria difficoltà la popolazione a rischio – bambini, persone affette da difficoltà respiratorie o malattie croniche così come gli anziati – sono causa anche dell’aumento delle malattie croniche in seno alla popolazione. Le polveri fini (PM 10 e PM 2.5) sono da tempo le sorvegliate speciali per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico e di recente il Consiglio federale ha adottato un piano che prevede di misurare le polveri più fini, ovvero le PM 2.5, particolarmente dannose per le vie respiratorie a causa della loro dimensione più che microscopica.

Il piano con misure d’urgenza del Cantone, il quale prevede le raccomandazioni per limitare l’uso dei veicoli privati in caso di picchi d’inquinamento, la riduzione della velocità massima sulle autostrade a 80 km/h o il divieto assoluto di circolazione per i veicoli diesel Euro3 sono un primo passo nella buona direzione, ma che non basta ancora. Queste misure riducono infatti le polveri fini PM10 e per la riduzione delle PM 2.5 servono delle misure più incisive. Delle misure richieste da Marina Carobbio con una mozione presentata la scorsa settimana – a fine sessione invernale delle Camere federali. La mozione chiede l’introduzione di misure più incisive, peraltro già adottate nel Tirolo, in Austria. I TIR e veicoli pesanti più inquinanti devono poter essere bloccati su alcune tratte autostradali, soprattutto durante i periodi di crisi o più problematici. Alcune merci, che implicano un tasso d’inquinamento troppo alto, non devono poter essere trasportate su strada, ma andrebbero trasportate unicamente su rotaia. Le cause dello smog e dei picchi d’inquinamento deve quindi essere affrontata alla radice al fine di evitare la recrudescenza dei picchi d’inquinamento, sempre più frequenti e gravi.

No-Billag: testo brutale, effetti distruttivi
– Capitolo I –

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Primo capitolo
di Roger Nordmann – Capogruppo socialista alle Camere federali

Discutere i problemi reali, una sfida centrale per la campagna No Billag
La democrazia diretta è un esercizio impegnativo, che spesso implica decisioni di ampia portata. Affinché i cittadini possano prendere una decisione informata, la proposta presentata alle urne dovrebbe essere il più chiara possibile, senza ambiguità, senza ombre o intenti manipolativi. In secondo luogo, la campagna elettorale dovrebbe concentrarsi sulla proposta di modifica costituzionale e le sue reali conseguenze, non su aspetti più o meno secondari. (…) Mentre le discussioni sull’iniziativa No Billag si intensificano, vi è il rischio considerevole di perderci di nuovo su aspetti collaterali, anche se le misure su cui voteremo sono di una chiarezza estrema. In effetti, nulla consente di aprire una vasta discussione sociale quanto il dibattito sulla radio e televisione. I programmi, il funzionamento, le star, i costi provocheranno sempre infinite polemiche. Ma l’iniziativa non affronta questi problemi, per quanto possano essere seducenti. Affinché il voto del 4 marzo 2018 sia un momento di dibattito qualità, è quindi essenziale concentrarsi sulle conseguenze effettive che avrebbe l’approvazione delle disposizioni costituzionali proposte.

No Billag, un’iniziativa ghigliottina
C’è almeno una critica che non può essere fatta agli autori dell’iniziativa No Billag: quella di avere abusato delle sfumature. Il testo è tagliente come una ghigliottina. In sostanza, l’iniziativa proibisce alla Confederazione di gestire un canale radio o televisivo. Inoltre le vieta di riscuotere canoni o farli riscuotere a terzi. Infine, l’iniziativa vieta alla Confederazione di sovvenzionare in alcun modo un’offerta radiofonica e televisiva. In cambio, richiede alla Confederazione di mettere regolarmente all’asta concessioni radiofoniche e televisive.

Oltre a queste drastiche misure, il testo contiene disposizioni transitorie che riflettono l’estrema impazienza degli iniziativisti. Esso prevede che il Consiglio federale emani direttamente la legislazione di attuazione, senza passare per il Parlamento, se quest’ultimo non l’avrà adottata entro il 1 ° gennaio 2018. (…)

L’assurdità di questo termine, il 1 ° gennaio 2018, non è sfuggita del tutto nemmeno agli stessi iniziativisti, poiché anche loro hanno capito che non avrebbe potuto essere rispettato. In questo caso, il loro testo specifica che le disposizioni di attuazione debbano entrare in vigore il primo giorno dell’anno successivo al voto, vale a dire il 1 ° gennaio 2019. Chiaramente, anche una procedura parlamentare accelerata non permetterà mai di adottare una legge tra il 4 marzo 2018 e la fine dell’anno. Pertanto, se l’iniziativa dovesse essere approvata, il Consiglio Federale sarebbe costretto ad attuarla tramite ordinanze, con un quadro legislativo che dovrà essere corretto a posteriori.

Centinaia di migliaia di assicurati e assicurate colpiti dal sospetto generalizzato

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La maggioranza borghese e di destra del Consiglio degli Stati ha portato un duro attacco sullo Stato di diritto. Ha infatti permesso agli investigatori privati ingaggiati dalle assicurazioni di poter utilizzare dei sistemi e mezzi di sorveglianza che oltrepassano largamente i limiti imposti alle autorità in ambito penali o il servizio delle attività informative della Confederazione. In parole povere: la vita privata dei pensionati che ricevono una rendita AVS, AI o di disoccupazione è protetta peggio di quanto lo possa essere quella di criminali o di chi è sospettato di terrorismo.

Sì a una storica rivendicazione del PS: il salario dei dirigenti delle ex-regie federali non deve oltrepassare 500’000 franchi

I dirigenti delle FFS, della Posta, o di Ruag non possono guadagnare più di quanto è previsto per chi siede al Consiglio federale. Questa è una rivendicazione di lunga data del Partito Socialista che lo scorso 14 dicembre ha ottenuto una maggioranza al Consiglio nazionale. In tutte le aziende in cui la Confederazione è il principale proprietario o l’azionista di maggioranza, il salario più elevato non può oltrepassare i 500’000 franchi annui.
Ora bisogna che il Consiglio degli Stati confermi questa decisione affinché nelle aziende detenute dal Pubblico elargiscano dei salari che siano ragionevoli.

Auguri di Buone Feste e di Buon Anno: la newsletter tornerà dopo il periodo festivo e ci saranno anche altre novità

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