«NO a un salario minimo insufficiente!» newsSocialiste – n°39, 13 novembre 2017

NO a un salario minimo insufficiente!

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Non siamo d’accordo, e lo abbiamo detto chiaramente, con gli importi definiti dalla maggioranza Consiglio di Stato per l’introduzione del minimo salariale legale in Ticino. La forchetta proposta, da un minimo di 18,75 franchi all’ora a un massimo di 19,25 per cui Manuele Bertoli ha espresso il suo disaccordo, è troppo bassa e non risponde all’esigenza formulata dal principio di “Salviamo il lavoro in Ticino!”, accettata più di due anni fa dai Ticinesi: “Ogni persona ha diritto ad un salario minimo che gli assicuri un tenore di vita dignitoso”.

L’introduzione di un minimo salariale legale è una misura di politica sociale utile nella misura in cui permette alle persone che lavorano, anche quelle con figli a carico, di vivere dignitosamente. La forchetta definita dalla maggioranza del Governo implica invece che chi riceve questi salari sia comunque costretto a chiedere l’aiuto dello Stato. Non è quindi ammissibile che lo Stato introduca un salario minimo, riconoscendogli lo statuto della legalità, che implica un suo intervento. Le prestazioni sociali sono previste per aiutare chi è in difficoltà, non per sovvenzionare le aziende che elargiscono dei salari insufficienti!

8 miliardi per l’acquisto di nuovi aerei da combattimento? Diciamo NO!

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l Consigliere federale alla testa della Difesa Guy Parmelin sbaglia completamente obiettivo con il piano d’acquisizione di nuovi aerei da combattimento. Bisogna ricordare che nel 2014, appena tre anni fa, il popolo ha detto NO all’acquisto degli aerei caccia Gripen, il cui costo stimato era di 3 miliardi. Oggi Guy Parmelin vorrebbe comprare dei nuovi aerei da combattimento e un nuovo sistema di difesa che costerebbe ben 8 miliardi di franchi! Una scelta fonda su scenari irrealisti a cui bisogna sommare l’incapacità del Dipartimento federale della difesa (DDPS) e di Armasuissse quando si tratta anche di acquisizioni minori.

Firma e fai firmare l’iniziativa:”Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”

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Negli scorsi giorni è giunta  l’inconcepibile richiesta dell’industria bellica svizzera di poter esportare armi anche nei paesi dove c’è una guerra civile. Una richiesta improponibile e disgustosa. Poi il piano del Consigliere federale Guy Parmelin che vorrebbe che acquistare degli aerei da combattimento pe 8 miliardi di franchi! 8 miliardi mentre non facciamo altro che sentire di tagli, piani d’austerità e denaro che mancherebbe.

Visto il contesto in cui emergono elementi favorevoli al finanziamento e all’acquisto di armi, materiale bellico, in cui la destra fa pressione affinché la Svizzera spenda
delle cifre improponibili per l’acquisto di nuovi aerei da caccia, è indispensabile fare qualcosa di concreto. L’iniziativa contro il commercio della guerra, ovvero contro il finanziamento dei produttori di materiale bellico, è utile e concreta anche per lanciare un chiaro messaggio contro il business della guerra.

Iniziativa “99%”, firma anche tu!

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12%. Ecco a quanto ammonta la crescita dei patrimoni delle 35 persone più ricche residenti in Svizzera secondo uno studio di PricewaterhouseCoopers e UBS. Contemporaneamente assistiamo anno dopo anno a tagli sulle spalle dei più deboli.

  • Opponiamoci firmando qui: firma

“Paradise papers”: la risposta è l’iniziativa per le multinazionali responsabili

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Le inchieste giornalistiche sui «Paradise papers», coordinate dal Consorzio internazionale dei giornalisti d’inchiesta (ICIJ), tratteggiano un contesto allarmante, marcato dalla corruzione, dalla frode fiscale, dall’usura e dallo sfruttamento. La Svizzera si ritrova, una volta in più, coinvolta in uno scandalo di questo tipo. Secondo Carlo Sommaruga, Consigliere nazionale (Ginevra) “non dobbiamo rimanere indifferenti riguardo al fatto che nelle società svizzere, come Glencore, intascano miliardi in Africa mentre la popolazione locale vive in gravissime condizioni di povertà.” L’iniziativa riguardo alle multinazionali responsabili è perciò più che mai indispensabile affinché le aziende svizzere rispettino i diritti umani e la protezione dell’ambiente.

Comitato cantonale, il 22 novembre a Lugano

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Care compagne, cari compagni
è stato convocato il prossimo Comitato cantonale che si terrà:

mercoledì, 22 novembre 2017 alle ore 19.45 a Lugano,
presso il Canvetto Luganese

l’ordine del giorno e i documenti sono disponibili sul sito del PS. 

Senzatetto, che fare? Incontro a Massagno il 29 novembre

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In nome del popolo: dalla Rivoluzione d’ottobre al populismo
Ciclo di conferenze e film

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Versione della newsletter in pdf

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