«Chiusura degli uffici postali: non molliamo!» newsSocialiste – n°24, 16 giugno 2017

Il piano annunciato dalla Posta è insufficiente!

 

Mercoledì La Posta ha annunciato il piano di ristrutturazione per gli anni a venire in Ticino. Un piano che contestiamo poiché prevede la chiusura, nel Cantone, di 50 uffici postali su 103. Un attacco al servizio postale cantonale che non può essere accettato.
Rispetto alle chiusure preventivate nell’autunno dell’anno scorso, La Posta ha fatto un passo indietro che però non basta. Questo dimostra da un lato che la mobilitazione è fondamentale affinché la Posta riveda la sua posizione. Dall’altro mostra che è necessario continuare insistere per fermare le chiusure.Lo scorso dicembre l’iniziativa cantonale volta a frenare la riduzione dell’offerta della Posta, proposta dal Gruppo Socialista, è stata adottata all’unanimità dal Gran Consiglio. Il testo, firmato da Ivo Durisch, chiede che i cittadini possano opporsi alla decisione di chiusura di un ufficio postale raccogliendo lo stesso numero di firme che servono per un’iniziativa comunale. L’iniziativa cantonale chiede prevede inoltre più servizi offerti dagli uffici postali, degli investimenti nella formazione e nelle condizioni di lavoro e lo scorso 17 maggio stata presentata a Berna da una delegazione composta dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dai deputati al Gran Consiglio Maurizio Agustoni e Ivo Durisch.

La Posta sta accelerando il suo piano mentre alle Camere federali sono in corso delle importanti discussioni sul futuro della rete postale e i criteri di distribuzione degli uffici postali sul territorio. Il Gruppo PS ha chiesto una moratoria alle chiusure. Due settimane fa il Nazionale ha votato a larga maggioranza (172 voti contro 3) una mozione che chiede di ridefinire, migliorandoli, i criteri di accessibilità degli uffici postali. Ieri sono state accolte due mozioni che chiedono di correggere i criteri al fine di garantire la distribuzione della posta anche nelle zone periferiche o di montagna. L’importanza di questo dibattito richiede dalla Posta maggiore considerazione e che ne attenda l’esito.

Confermiamo perciò il nostro impegno a fianco delle lavoratrici, dei lavoratori della Posta e dei rappresentanti sindacali, invitando gli esecutivi dei Comuni toccati dalla chiusura degli uffici postali a fare reclamo, appena ricevuta una decisione formale, alla Postcom.

 

Iniziativa per un sevizio pubblico universale garantito: no del Nazionale

Mercoledì la maggioranza del Consiglio nazionale ha deciso di non dar seguito all’iniziativa parlamentare presentata da Marina Carobbio, volta a garantire un servizio pubblico in tutte le regioni della Svizzera, anche quelle periferiche e quindi meno redditizie da un punto di vista finanziario.

La chiusura indiscriminata degli uffici postali e il piano portato avanti dalla Posta non sono che l’ultimo esempio, da un punto di vista temporale, del progressivo smantellamento del servizio pubblico. L’iniziativa avrebbe permesso più chiarezza sulla definizione di servizio pubblico, sulla responsabilità verso le cittadine e i cittadini e la garanzia di accesso ai servizi pubblici.
Purtroppo la maggioranza del Consiglio nazionale non ha dato seguito all’iniziativa, sostenuta in seno alla delegazione ticinese solo da due Consiglieri nazionali oltre a Marina Carobbio. Ancora un’occasione persa!

 

Il PS per un salario minimo realmente dignitoso

La Direzione e il Gruppo parlamentare del PS in Gran Consiglio ribadiscono che il minimo salariale legale, per essere realmente dignitoso, non può essere inferiore alle prestazioni sociali di base.
La tutela del lavoro e dei salari richiede anche maggiore vigilanza, più controlli e più unità nel difendere gli interessi del Ticino a Berna.

In relazione alla mancata intesa tra i sindacati, con gli iniziativisti di “Salviamo il lavoro in Ticino”, e i rappresentanti dell’economia riguardo al salario minimo, il Partito Socialista ribadisce che un minimo salariale legale dignitoso deve essere almeno pari all’assistenza pubblica per un’economia domestica media (2,26 persone) in Ticino, ovvero a 3’750 franchi, così come approvato dalla Conferenza cantonale del PS lo scorso 29 aprile.

Il salario minimo di 3’000 franchi proposto dal padronato non può essere accettato poiché non permette una vita dignitosa in Ticino. Le proposte per un minimo salariale legale devono tenere conto di questi dati per essere prese in considerazione.

La tutela del mercato del lavoro e dei salari in Ticino esige un salario minimo realmente dignitoso, una maggiore vigilanza e più controlli così come delle norme più strette per quanto riguarda il lavoro interinale.
Il Partito Socialista ha chiesto l’attuazione completa del controprogetto contro il dumping salariale e ne ha ribadito la necessità. Occorre assumere al più̀ presto 18 nuovi ispettori del lavoro, un coordinatore e 5 unità amministrative; mettere in atto in modo urgente tutte le misure necessarie al fine di aumentare e migliorare la qualità̀ dei controlli.

 

Caso Argo 1: il punto con Ivo Durisch

Martedì la Sottocommissione di vigilanza, istituita per far luce sui casi ‘permessi’ e ‘Argo1’, ha rimesso il suo rapporto alla Commissione della gestione. Abbiamo chiesto al Capogruppo PS in Gran Consiglio Ivo Durisch, che ne è membro, qualche tratto riguardo al bilancio cui la Sottocommissione è giunto e quali siano i quesiti ancora aperti.

“La Sottocommissione ha preso atto del rapporto del Controllo cantonale delle finanze, il quale ha confermato più violazione dal punto di vista del rispetto della procedura nell’attribuzione del mandato diretto a Argo 1 per 3,4 milioni di franchi. Le Legge in materia di commesse pubbliche e di deleghe finanziarie non è stata rispettata e il mandato diretto non è stato pubblicato.”

La consapevolezza del problema e due versioni discordanti
“Dai lavori emerge un fatto problematico. Il Capoufficio dell’USS (Ufficio sostegno sociale e inserimento) ha affermato che nel 2015, in seno all’Ufficio, ci fosse la consapevolezza che le procedure non fossero rispettate e che ci sia stata una discussione al riguardo. Una versione dei fatti comprovata da altre dichiarazioni e dal rapporto del Controllo cantonale delle finanze. Il Capodivisione ha invece dichiarato che non ci si è mai accorti di nulla. Due versioni discordanti e la dimostrazione che una delle due non corrisponde al vero: questo non può essere accettato. Nel caso in cui ci fosse stata la consapevolezza dei problemi descritti, risulta grave che non sia stato posto rimedio. Sarebbe bastato portare la risoluzione in Consiglio di Stato.”

“Perché è stata scelta Argo 1?”: un quesito ancora aperto
“Sul perché il mandato sia stato attribuito a Argo 1, le risposte non sono né chiare né convincenti. È un fatto che la scelta di Argo 1 abbia comportato un alto rischio. Quando è stata scelta, l’agenzia mancava di effettivi. Un rischio eccessivo in un settore così delicato, che dal punto di vista operativo avrebbe potuto condurre, in caso di problemi, a perdere delle strutture. Nemmeno l’urgenza spiega perché sia stata scelta Argo 1. L’offerta era nota dal 2013 e un’urgenza non si protrae per tre anni, com’è stato il caso.
Riguardo all’offerta di Argo 1 di 35 franchi/ora, ritenuta vantaggiosa dall’USS: l’inchiesta della Magistratura ha sollevato delle ipotesi di usura e d’infrazione al pagamento dei salari, ovvero il pagamento non dichiarato delle ore supplementari. Un costo manifestamente basso, del 30% inferiore all’agenzia concorrente, che risulta anch’esso problematico.”

 

Il messaggio sulla scuola che verrà approda al Consiglio di Stato

Il messaggio sulla riforma “La scuola che verrà” è approdato in Consiglio di Stato. Il direttore del DECS Manuele Bertoli ha affermato che il modello modificato, a seguito di una consultazione durata nell’insieme 11 mesi, “dovrebbe godere di un certo consenso”. Il costo della sperimentazione, che dovrebbe essere avviata a settembre 2018, sarà di 5,3 milioni su tre anni, ha confermato il Consigliere di Stato socialista. Uno dei punti centrali su cui il Gran Consiglio dovrà prendere posizione nei prossimi mesi: “entro la fine dell’anno” auspica Manuele Bertoli.
Il DECS ha pure commissionato due studi al Centro innovazione e ricerca sui sistemi educativi, al fine di misurare il livello acquisito dagli allievi delle elementari in italiano e matematica. Ne risulta che gli allievi di nazionalità svizzera ottengono risultati migliori in entrambe le materie. Gli allievi di madrelingua italiana ottengono anch’essi dei punteggi più alti. Anche l’origine socioeconomica degli allievi ha il suo peso, con dei punteggi più alti per chi ha un’origine economico-sociale più alta.

In relazione alla riforma sulla scuola, segnaliamo che la Direzione del PS ha elaborato il documento “Sette punti del PS per un’educazione di qualità con una scuola inclusiva ed equa”.

 

Conti 2016 in agrodolce ed emergenza sociale

Conti 2016 in chiaroscuro o, come afferma il rapporto della presidente della Commissione della gestione Pelin Kandemir Bordoli, dei conti che hanno un sapore agrodolce, una caratteristica del bilancio finanziario dell’anno scorso. L’amaro è dovuto al disavanzo che fa aumentare il debito pubblico a quasi due miliardi. Dolce “poiché la previsione negativa si è quasi dimezzata”: una tendenza che genera un cauto ottimismo. Il rapporto della Commissione invita l’Amministrazione cantonale a un’ottimizzazione delle banche dati, anche da una prospettiva dei controlli finanziari.

La Commissione della gestione è intenzionata a riflettere a un potenziamento degli organi di controllo. Il rapporto presenta un approfondimento riguardo all’assistenza e al sostegno sociale. Evidenziato il fatto che la popolazione è confrontata con “una situazione sociale precaria e fragile”. Critico, in special modo, l’elevato numero di persone che necessitano il sostegno dello Stato benché lavorino. Preoccupa particolarmente l’altro rischio di povertà futura (in età adulta) che colpisce i giovani e i bambini che vivono in economie domestiche povere.

 

Assemblea delle delegate e dei delegati del PSS a Friborgo: la politica sanitaria al centro dell’attenzione

La prossima Assemblea delle delegate e dei delegati del PSS si terrà sabato 24 giugno a Friburgo e il tema centrale sarà la politica sanitaria. Il PSS discuterà del documento sulla sanità che contiene, dopo un’approfondita analisi della situazione, dodici misure concrete da intraprendere.
La delegazione ticinese ha esaminato il documento e lo condivide. Facendo tesoro delle esperienze fatte nell’ambito di politica sanitaria a livello cantonale, la delegazione ticinese propone due emendamenti: il primo chiede che il PSS fornisca un appoggio per lanciare delle iniziative volte a rinforzare la sanità pubblica nei cantoni oltre a incoraggiare i partiti cantonali a combattere, attraverso dei referendum, le trasformazioni ospedali pubblici in SA.

Il secondo emendamento chiede che Cantoni e Comuni promuovano le reti di cura interprofessionali e regionali, con l’aggiunta “su tutto il territorio”. Questa aggiunta, infatti, è un punto importante per rinforzare la medicina di prossimità.

 

Chi sceglie il servizio civile non va punito

Una mozione inoltrata da alcuni membri della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, esponenti dei partiti di maggioranza di destra, e che vuole rendere più complicato il passaggio dal servizio militare al servizio civile è stata accettata dalla maggioranza del Consiglio nazionale. La mozione chiede che solo la metà dei giorni effettuati possa essere dedotta dal totale dei giorni di servizio da compiere. Questa non è altro che una sanzione ingiustificata nei confronti di chi intende privilegiare un servizio utile da cui la società trae vantaggio. I giovani e le giovani cittadine dovrebbero essere incoraggiati in questo tipo di scelta, non dissuasi attraverso una punizione del genere!

Un esempio illustra l’insensatezza di questa mozione. Oggi, chi decide di passare al servizio civile dopo 200 giorni di servizio militare è confrontato alla seguente scelta: terminare il servizio militare con 60 giorni o compiere 90 giorni di servizio civile. Questo perché il servizio civile richiede di effettuare 1,5 volte il numero di giorni restanti. Sottraendo solo la metà dei giorni effettuati, così come richiesto da questa mozione, i giorni restanti sarebbero 190 invece di 90! Ovvero una punizione arbitraria che non ha senso. Se l’esercito non riesce più ad attrarre i giovani, deve interrogarsi riguardo alle ragioni e valutare se sia opportuno aumentare gli effettivi da 120’000 a 140’000. Ma non è per nulla opportuno cercare di punire chi vuole contribuire in modo utile alla società attraverso il servizio civile per cercare di risolvere dei problemi che riguardano solo ed esclusivamente l’esercito.

 

Alcol in autostrada, nel disprezzo della sicurezza

I sostenitori del raddoppio del Gottardo l’hanno detto, ripetuto e reiterato così tante volte che ce ne ricordiamo perfettamente: il raddoppio del Gottardo era “giustificato per una ragione di sicurezza”. “La sicurezza stradale prima di tutto”, “Il solo modo per garantire la sicurezza è la costruzione di due tubi monodirezionali”.

Ottenuto il raddoppio del Gottardo, i paladini della sicurezza stradale hanno fatto un testa coda e hanno cambiato direzione. Martedì, al Consiglio nazionale, hanno infatti votato a favore della vendita di alcol nei ristoranti e nei negozi delle aree autostradali. Una decisione presa nel disprezzo del fatto che il 13% di tutti gli incidenti autostradali con feriti gravi o morti è dovuto all’alcol. Il dossier passa gli Stati e v’è da sperare che la Camera dei Cantoni tenga conto di questo dato e rifiuti la mozione accettata al Nazionale.

 

Previdenza vecchiaia 2020: incontro e dibattito al Ceneri

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