«La tutela del lavoro e il Comitato cantonale» newsSocialiste – n°8, 24 febbraio 2017

ventispettor

Subito 20 ispettori del lavoro in più

Il caso dei ‘permessi facili’, che scuote l’Ufficio della migrazione, ha evidenziato il problema delle ramificazioni nel mondo del lavoro. Un problema e un caso che non possono dunque essere circoscritti alla sola inchiesta in seno all’Amministrazione pubblica, ma che secondo il Presidente del Partito Igor Righini impongono di vigilare al fine di lottare contro le irregolarità e l’illegalità nel mondo del lavoro. I casi di abuso e sfruttamento sono denunciati quasi quotidianamente dai sindacati. Lo Stato non può semplicemente prenderne atto, ma deve attuare con le risorse massime di cui dispone per individuare, denunciare e perseguire chi – agendo nell’illegalità – nuoce ai lavoratori, alla qualità del mercato del lavoro e alle aziende oneste. Le aziende e le imprese che commettono irregolarità, che sfruttano i lavoratori, che operano nell’illegalità generano infatti anche una deleteria concorrenza sleale.

Il controprogetto contro il dumping salariale, votato dai Ticinesi, permette di assumere 20 ispettori del lavoro in più. A dicembre la Commissione tripartita aveva proposto di assumerne solo 9: una decisione contestata dal PS. La fragilità del mondo del lavoro, i casi di sfruttamento e lo scandalo dei ‘permessi facili’ dimostrano che lo Stato deve avere un ruolo centrale nella tutela del mondo del lavoro e del tessuto economico. È dunque imperativo adottare il massimo potenziale del controprogetto e assumere da subito 20 ispettori del lavoro.

 

manuele

Ai ministri leghisti Manuele Bertoli dice: “Basta tensioni con l’Italia”

In un’intervista pubblicata dal Caffè,  Manuele Bertoli critica la dichiarazione di Norman Gobbi relativa alla nazionalità italiana, al momento dell’assunzione, dell’impiegato dell’Ufficio migrazione sotto inchiesta nel caso dei ‘permessi facili’.
“Non c’è proprio la necessità di esacerbare le relazioni con l’Italia. Questo dovrebbero capirlo sia i ministri che i deputati della Lega. Che ci siano dei problemi aperti tra il Ticino e le regioni italiane di confine è un conto, tutt’altro sono certe uscite che generalizzano, esprimendo per di più giudizi di valore. Sortite poco opportune” ha affermato il Consigliere di Stato socialista, che ha evidenziato anche il bisogno di uscire al più presto dalla cappa opprimente costituita dal clima ostile che i partiti populisti generano nei confronti degli stranieri “anche perché – afferma Manuele Bertoli –  se ci sono dei problemi sul mercato del lavoro, non li hanno creati i frontalieri, ma chi li impiega con retribuzioni che alimentano il dumping salariale. Un segnale di cambiamento può arrivare solo dalla popolazione riducendo il sostegno a quelle forze che sono cresciute fomentando questo clima. Solo così il discorso politico potrà tornare alla normalità”.

Comitato cantonale del 22 febbraio a Bellinzona

comitato

Il PS non sostiene il referendum di Nenad Stojanovic
Al termine di un’interessante discussione che ha dimostrato come il PS sappia accogliere il dibattito aperto, in cui le voci e le posizioni discordanti possono confrontarsi apertamente nel rispetto dell’opinione altrui, il Comitato cantonale ha deciso (24 voti contrari e 12 a favore) di non sostenere il referendum sulla legge d’applicazione dell’iniziativa del 9 febbraio 2014 lanciato da Nenad Stojanovic.
La Giso ha presentato una mozione a favore del sostegno del referendum, presentata al Comitato da Aramis Gianini, Fabrizio Sirica e Giulio Bozzini. Nenad Stojanovic ha introdotto la trattanda, presendando gli argomenti a sostegno del referendum. Un referendum facoltativo che ha avuto il merito di smascherare la strategia e il discorso dell’UDC che ha criticato aspramente la legge d’applicazione dell’iniziativa del 9 febbraio, ma che non ha lanciato un referendum né sostenuto quello di Nenad Stojanovic. Secondo la Giso questo referendum avrebbe permesso di continuare a mettere in luce le contraddizioni dell’UDC chiamando il popolo a un utile verdetto al riguardo.
Di opinione contraria Carlo Lepori che ha espresso anche il parere della Direzione: alle Camere il Gruppo PS ha sostenuto e votato la legge d’applicazione. Una soluzione ragionevole al paradosso generato dall’iniziativa del 9 febbraio, in contrapposizione con la via bilaterale ugualmente votata a più riprese dal popolo.
Contrari al sostegno del referendum anche Manuele Bertoli, Marina Carobbio e Ivo Durisch. Manuele Bertoli ha sottolineato come il nodo della questione siano gli accordi bilaterali e che il referendum in questione non lo risolverebbe. Marina Carobbio ha affermato che sostenere il referendum “rischia di rilanciare la destra” e che decidere di appoggiarlo significa anche impegnarsi attivamente nella raccolta delle firme. Ivo Durisch ha presentato i motivi per cui il Gruppo PS in Gran Consiglio ha rifiutato la proposta d’iniziativa formulata daFiorenzo Dadò, appoggiando le opinioni contrarie espresse dagli altri esponenti.

No alla chiusura degli uffici postali
L’intervento di Marco Forte, del sindacato Syndicom, ha introdotto la trattanda relativa alla chiusura degli uffici postali. La Posta prospetta di chiudere 32 uffici postali in Ticino, così come la possibile chiusura di 46 uffici supplementari nei prossimi 3 anni, su un totale di 113.
Syndicom ha elaborato una mappa che permette di visualizzare l’inaccettabile risultato in Ticino causato dalla decisione della Posta. Giulio Bozzini e Marina Carobbio hanno presentato la proposta di risoluzione “Per un servizio pubblico di qualità per tutti, stop alla chiusura degli uffici postali”, accettata all’unanimità. La chiusura degli uffici postali non è conforme al mandato di servizio pubblico che La Posta è tenuta a garantire. La risoluzione chiede che questa serie di chiusure venga bloccata, che nelle agenzie sia garantito l’impiego di personale qualificato e chiede ai suoi rappresentati a livello cantonale, comunale e federale di attivarsi contro questo smantellamento del servizio pubblico.

– Risoluzione “Per un servizio pubblico di qualità per tutti, stop alla chiusura degli uffici postali”

 

Un’educazione di qualità con una scuola inclusiva ed equa
Carlo Lepori ha presentato il documento “Sette punti del PS per un’educazione di qualità con una scuola inclusiva ed equa” elaborato al fine di contribuire attivamente alla riflessione e al dibattito che accompagnano il mutamento in seno alla scuola.
Il Partito Socialista crede in una scuola inclusiva ed equa, attenta a fornire a tutti i giovani gli strumenti necessari per questa fondamentale crescita. La riforma della scuola dell’obbligo è un processo le cui conseguenze sono capitali per il futuro dei giovani e dell’educazione.
Il Partito Socialista ritiene perciò necessario che sia dato ascolto alla voce di docenti, associazioni e sindacati che intendono illustrare le preoccupazioni riguardo al carico di lavoro supplementare che la riforma della scuola implica. Questo affinché vi sia una dimensione partecipativa alla mutazione della scuola e chi ci lavora venga coinvolto.

 – Il documento sulla scuola del PS
 – Consultazione “La scuola che verrà”

Sì alla risoluzione per l’idroelettrico ticinese
Bruno Storni ha esposto gli elementi e gli argomenti della sua proposta di risoluzione a sostegno del settore idroelettrico ticinese. Dopo avere ricordato l’intenzione di riduzione del personale nel settore in Ticino, una quarantina di posti di lavoro,  Bruno Storni ha spiegato le ragioni della crisi dell’idroelettrico ticinese. La liberalizzazione del mercato fa sì che le aziende di distribuzione acquistino energia meno cara rispetto all’idroelettrico, ad esempio l’energia da carbone.

Le aziende distributrici sono una concausa della crisi del settore e vincolarle all’acquisto di energia del settore idroelettrico ticinese (5cts/kWh) invece di permettere loro di acquistare energia non rinnovabile (2-3cts/kWh), alla luce del prezzo a cui le aziende la rivendono (fino a 20cts/kWh), non le manderebbe di certo in malora.
Il Comitato cantonale ha adottato la risoluzione proposta da Bruno Storni, che chiede alle sezioni PS di attivarsi presso i municipi affinché le aziende di cui sono proprietari o a cui partecipano acquistino energia idroelettrica ticinese.

Il 90% dei Ticinesi vuole limitare il traffico di camion attraverso le Alpi!

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L’80% della popolazione svizzera vuole che il trasporto delle merci attraverso le Alpi vada su rotaia e che il limite annuale di camion in transito resti di 650’000.
I risultati del sondaggio dell’Iniziativa delle Alpi è chiaro: il 70% della popolazione vuole che questo limite massimo venga mantenuto mentre il 10% vorrebbe andare oltre e ridurlo.
In Ticino, particolarmente toccato dall’impatto del traffico di mezzi pesanti, circa il 90% vuole raggiungere l’obiettivo di 650’000 camion fissato dalla legge sul trasferimento del traffico delle merci su rotaia o inasprirlo ulteriormente.

Marina Carobbio ha affermato: “Con ogni camion in meno che attraversa le nostre Alpi, l’aria che respiriamo diventa migliore! Il superamento dei limiti delle polveri fini nel nostro Cantone e in particolare nel Mendrisiotto, che abbiamo purtroppo vissuto nelle scorse settimane e che si ripete in questi giorni, mostra la necessità di agire rapidamente! Non basta ricorrere alle pur necessarie misure d’urgenza. Per evitare il superamento dei limiti delle sostanze inquinanti nell’aria e quindi evitare le gravi conseguenze per la nostra salute e l’ambiente, si deve ridurre il numero di automezzi pesanti. Il rapporto sull’impatto ambientale del traffico merci attraverso le Alpi, pubblicato dall’Ufficio federale dell’ambiente, mostra chiaramente l’incidenza del traffico, e in particolare del traffico pesante, nel superamento dei limiti degli inquinanti atmosferici”.

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STOP all’esportazione di materiale bellico verso i paesi e le regioni instabili

La Svizzera continua nell’esportazione di materiale bellico verso degli Stati implicati in conflitti armati o in cui i diritti umani sono regolarmente violati come l’Arabia Saudita, il Pakistan o l’India.
Il PS esige l’arresto immediato di queste esportazioni e chiede la stretta osservanza del divieto d’esportazione di materiale bellico «verso i paesi implicati in conflitti armati interni o internazionali», esplicitamente definito dall’Ordinanza concernente il materiale bellico. 

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L’energia nucleare non ha futuro

Nel 2016 la produzione di energia delle centrali nucleari è scesa dell’8%, mentre nel 2015 era già diminuita del 17%. Le centrali di Beznau e di Leibstadt, in cattivo stato, sono state a lungo ferme per problemi, guasti e revisioni. Dopo un fermo di sei mesi, una settimana fa la centrale dei Leibstadt è stata riallacciata alla rete ma è stata immediatamente fermata a causa dell’ennesimo problema.

Revisioni, riparazioni e guasti a catena che dimostrano – se mai ce ne fosse ancora bisogno – che l’energia nucleare non ha futuro e che il rischio di un incidente nucleare non può essere escluso. La serie di problemi e di guasti accelera il conto alla rovescia del nucleare: le vecchie centrali svizzere vanno spente definitivamente al più presto e, in ogni caso, prima che una catastrofe possa dimostrare che è troppo tardi. 

Iniziativa per più trasparenza nel finanziamento della politica

È in corso la raccolta firme per l’iniziativa che richiede trasparenza nel finanziamento della politica. L’opacità in questo ambito nuoce infatti alla corretta informazione dei cittadini e alla democrazia. Firma anche tu e invita a firmare l’iniziativa per la trasparenza:

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