PS Informa numero 13, 1. aprile 2016

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Aiutiamoli a casa loro?

È il tormentone della Destra: “Non vogliamo i migranti, non vogliamo i profughi, perché qua non c’è posto, non c’è lavoro, non ci sono risorse, e poi quelli non si integrano e rompono. Perciò aiutiamoli a casa loro”. Ecco, nella frase “Aiutiamoli a casa loro” gli xenofobi di casa nostra insistono sempre sulla seconda parte. Cioè “casa loro”. Perché l’essenziale è tenerli lontani dalla Svizzera. Dimenticano invece ben volentieri la prima parte, ossia “aiutiamoli”. Infatti per aiutarli… beh, bisogna aiutarli, accidenti! Mica fare voli pindarici sui massimi princìpi, ma poi tenere le braccine ben corte quando si tratta di aprire il borsellino.

Invece è proprio quello che succede: gli stessi partiti dell’“aiutiamoli a casa loro” sono quelli che in Commissione delle finanze del Consiglio nazionale hanno deciso di ridurre i fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo fino allo 0,4% del PIL. Superfluo dire che i nostri rappresentanti in Commissione, fra i quali Marina Carobbio Guscetti, si sono opposti a questa decisione. Ma invano. Ora, se il Parlamento avallasse la proposta della maggioranza della Commissione, ne conseguirebbe un taglio secco pari a un quarto delle attività di cooperazione a lungo termine.

Insomma, le Destre da un lato non vogliono aiutare i profughi qui, ma dall’altro non fanno nulla per aiutarli davvero nemmeno là. Questa è quella che chiamano “coerenza” e che noi chiamiamo col suo vero nome: “chiusura egoistica in difesa solo del proprio benessere, e gli altri crepino pure”.

Ma noi cosa possiamo fare? Non molto, ma qualcosa possiamo. Per esempio firmare una petizione on line lanciata da 30 organizzazioni proprio in questi giorni.


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Liberati, esci e vai a votare

A 10 giorni dalla scadenza, solo poche persone hanno già votato per le elezioni comunali. Perciò c’è ancora la possibilità di convincere gli indecisi e gli indifferenti. Quelli che “la politica non mi interessa”. Ma, se tu non ti interessi alla politica, di sicuro la politica si interessa di te. E prende decisioni le cui conseguenze toccano anche te.

Igor Righini, presidente del PS Ticino, ha pubblicato un bell’articolo con le proprie riflessioni e alcune domande che toccano tutti noi. Domande che meritano una risposta.

L’articolo di Igor Righini


Un diritto da rivendicare

La casa è un diritto. O, quanto meno, dovrebbe esserlo. Una casa decente: grande quanto basta per le necessità delle persone e delle famiglie, con un affitto alla portata anche delle tasche più povere. Invece sembra essere una specie di privilegio: in alcune città le case di lusso non sono un problema per i ricconi, mentre le case normali sono fuori dalla portata non solo dei più poveri, ma anche del ceto medio. Il motivo è presto spiegato: la speculazione edilizia. Che edifica ville e appartamenti cosiddetti “di alto standing” per venderli ai ricchi stranieri (cioè i soli stranieri che piacciono alla Destra), i quali poi di solito li lasciano vuoti per la gran parte del tempo. Col risultato che i prezzi e gli affitti delle case normali lievitano e chi ha risorse normali deve migrare verso la periferia, in quartieri-dormitori che in alcuni casi cominciano ad apparire quasi come ghetti. Eppure qualcosa si può fare. Per esempio firmare per l’iniziativa sull’alloggio, che promuove la costruzione di alloggi a pigione moderata.

Il formulario


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Officine: ci risiamo!

Correva l’anno 2013. In pompa magna, alla presenza delle autorità, le FFS sottoscrissero la convenzione che dava il via libera al Centro di competenze in materia di mobilità sostenibile e ferroviaria: un progetto che avrebbe consentito di tenere aperte le Officine di Bellinzona. E giù applausi. Tre anni dopo, che cos’è rimasto? Niente. Il Centro di competenze non s’è visto e le Officine vivacchiano alla meno peggio, mentre le commesse più importanti rimangono in Svizzera interna. Così si perdono posti di lavoro, personale formato, competenze, competitività. Non è un caso. Non è una sfortunata circostanza legata ai saliscendi del mercato. È invece una precisa scelta politica che mira, alla chetichella, allo smantellamento delle Officine.

Sicché bisogna rimboccarsi le maniche, perché nulla è mai garantito per sempre e ogni risultato va riconquistato ogni volta come se fosse la prima volta. Per questo le maestranze delle Officine si sono riunte in assemblea alcune settimane fa e hanno deciso di riprendere le pressioni sulle FFS. Per farlo, hanno lanciato anche una petizione che sta raccogliendo un bel numero di firme. Ma, come sempre, ogni firma è preziosa.

Il formulario


12 giugno: la Festa del Ceneri

I dettagli sono ancora da definire, ma la data ormai è fissata: la Festa del Ceneri si terrà il 12 giugno. E sarà, come sempre, l’occasione per trovarsi, incontrarsi, discutere.