PS Informa numero 9, 4 marzo 2016

svizzera

Azione… e reazione!

Siamo soddisfatti? No. Per niente, se guardiamo al Ticino. Nessuna delle nostre indicazioni di voto è stata seguita dalla maggioranza dei ticinesi: avevamo suggerito di votare 4 No e 1 Sì, e la maggioranza ha votato 4 Sì e 1 No.

Per fortuna, almeno su due temi importanti, il risultato federale è stato differente: la scellerata e incivile iniziativa cosiddetta “per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati” è stata respinta, così come l’iniziativa democristiana cosiddetta “per la famiglia” che avrebbe provocato un danno alle risorse dello Stato e avrebbe discriminato le coppie dello stesso sesso. In compenso, purtroppo, il massiccio del Gottardo sarà perforato da un secondo tunnel, con tutto quel che ne consegue in termini di traffico e di inquinamento (ma noi saremo ben vigili nel verificare che non vengano aperte tutte le quattro corsie e che davvero il traffico di merci sia trasferito sui treni!), chi lavora nel commercio in Ticino dovrà lavorare mezz’ora in più la sera e senza nemmeno il beneficio di un contratto collettivo di lavoro e infine la speculazione finanziaria sulle derrate alimentari rimarrà possibile nel nostro Paese.

Ora, questo quadro potrebbe indurre in depressione: in Ticino i nostri argomenti non vengono considerati. Potrebbe, ma non deve. Assolutamente non deve. Perché bisogna guardare i numeri: su tutti i temi, ben 2 votanti su 5 ci hanno seguiti. Sono tanti! Se pensiamo che la nostra rappresentanza istituzionale è al 15%, sono tanti eccome. I margini di miglioramento e di crescita sono ampi e il Partito Socialista è l’unica voce organizzata nella quale quel 40% può riconoscersi. Non dimentichiamo infatti che su alcuni di questi temi siamo stati praticamente soli a difendere la nostra posizione. Per questo i prossimi tre anni di Legislatura saranno decisivi.

Come recuperare spazio e attenzione per i nostri valori e i principi? Come aumentare la sensibilità verso la qualità della vita, l’ambiente, lo Stato di diritto, il servizio pubblico, l’apertura al mondo? Certo, c’è il lavoro quotidiano nelle istituzioni: irrinunciabile. Un lavoro che i nostri parlamentari svolgono da sempre, senza risparmiarsi. Ma c’è anche un lavoro sul territorio, altrettanto indispensabile. Bisogna riuscire a smuovere le forze migliori della società civile nell’economia, nel lavoro, nella cultura. Forze che ci sono ma che sono sopite, vuoi per stanchezza, vuoi per scoraggiamento magari di fronte alla strafottenza e alla volgarità di chi non ha rispetto nemmeno per i valori fondanti della nostra tradizione. Forze che aspettano solo di essere motivate e incoraggiate, coinvolte in progetti di ampio respiro, sul lungo periodo, con sguardo lungimirante e al di là delle appartenenze partitiche.

Forze alle quali noi possiamo, anzi dobbiamo dare voce.

Il comunicato stampa


E ora i Comuni

Manca poco più di un mese all’appuntamento delle elezioni comunali. E la campagna comincia a scaldarsi, perché la dimensione della politica locale è spesso la più sentita dalla popolazione. I grandi temi sembrano talvolta astratti, lontani dall’esperienza quotidiana. Invece, quando si tratta di scuole, strade, polizia, servizi pubblici e quant’altro, la percezione dei bisogni, dei problemi, delle possibilità di miglioramento è immediata e diretta. Ecco perché è importante mobilitarsi anche sul piano locale, portando i nostri princìpi e i nostri valori nei Municipi e nei Consigli comunali. Dove – non siamo degli sprovveduti e lo sappiamo benissimo – spesso la politica si mescola con l’interesse personale non sempre limpido. Dunque servono persone di sani princìpi, come i nostri candidati e le nostre candidate, la cui priorità sia solo il bene collettivo. Perciò votiamo e facciamo votare chi si presenta sulle liste della Sinistra.


Poi arriva giugno…

…e ci attende un’altra sfida. No, di più: ben 9 sfide! Tanti sono infatti i temi posti in votazione il prossimo 10 giugno. Alcuni dei quali davvero importanti: dal servizio pubblico ai trasporti, dalla procreazione assistita all’asilo, dagli ospedali alla Scuola media. Le indicazioni di voto del Partito Socialista verranno decise nelle prossime settimane. E il PS non farà mancare tutta l’informazione necessaria per un voto consapevole, documentato, fondato sui princìpi del rispetto e della solidarietà verso le fasce più deboli della società.


camion

Se 650 mila vi sembran pochi

Diciamolo chiaramente: non serviva a niente. Quel limite di 650 mila camion all’anno sotto il Gottardo era… come dire?… una speranza, ecco. Un desiderio. Ma almeno serviva a ricordare che nel tunnel non si può lasciar passare di tutto. Poneva quanto meno un limite ideale.

Invece no: liberi tutti. A cadavere del No al raddoppio ancora caldo, la lobby del traffico ha già apparecchiato il tavolo e si accinge a spolpare le Alpi. E la politica, ubbidiente, esegue. Ecco allora che al Consiglio nazionale passa, per un solo voto, la proposta liberale-radicale di togliere il limite dei 650 mila camion. Tanto adesso siamo già oltre il milione di transiti e perciò quel limite è irraggiungibile, no? E allora via libera per tutti i bestioni su gomma, senza nemmeno un termine di paragone. Quando poi i milioni saranno diventati due, dei 650 mila promessi all’inizio si saranno dimenticati tutti. Nel frattempo la Svizzera e il Ticino saranno ormai la camionabile d’Europa e tutti respireremo schifezze. Ma importa? Certo che no. Importa il business, invece.


beznau

Fukushima ciao ciao

Qualcuno ricorda la paura matta dopo la catastrofe di Fukushima? Beh, è sparita. Puff. Soprattutto è sparita l’ipocrisia di chi allora, sull’onda della preoccupazione s’era lanciato in promesse sull’uscita del nostro Paese dal nucleare. Sembrava cosa fatta ormai: il tempo di trovare un’alternativa e di smantellare gradualmente le centrali, poi la Svizzera sarebbe diventata un Paese “pulito”. Ma no: ora che la gente ha dimenticato, ora che la fifa non fa più 90, ora le Camere federali – prima il Consiglio degli Stati e proprio in questi giorni anche il Nazionale – ci dicono che no, non se ne fa più niente, si va avanti come prima e tanti saluti. Il termine di chiusura non c’è più. Il limite temporale di esercizio per gli impianti più vecchi nemmeno. E anche il piano di gestione a lungo termine non è più un obbligo per i gestori. Che poi alcune centrali siano ciofeche vecchie da far paura e piene di crepe… beh, dai fa niente. Basta non preoccuparsi. E per non preoccuparsi basta non pensarci.


Il cerotto sulla discriminazione

Due dipendenti. Stesso lavoro. Qualifiche identiche. Vicini di scrivania, magari. Ma uno dei due guadagna il 19% meno dell’altro. In media 1’800 franchi. Un’ingiustizia? Ovvio. Tanto ovvio da essere messo nero su bianco nella Costituzione fin dal 1981 e in una Legge federale dal 1995: questa discriminazione è proibita. Eppure il tempo passa ma nulla cambia: la differenza è sempre lì. Perché?

Perché quei due dipendenti sono un uomo e una donna. E – superfluo dirlo – chi guadagna meno è la donna. Perché? Boh. Perché si è sempre fatto così. Per superficialità, in sostanza. Perché quando si assume una persona di solito lo stipendio proposto e concordato è inferiore per una donna. E chissenefrega della parità.

Ora è in consultazione un progetto di modifica della Legge federale sulla parità dei sessi (LPar), proposto dal Consiglio federale. Un progetto ben tiepido: invece di intervenire con mano pesante dove ci sono disparità evidenti, propone misure modeste. Per esempio, per le aziende con più di 50 dipendenti prevede un’analisi dei salari fatta da servizi di controllo esterni. Ah ah. E quelle con meno di 50 dipendenti? Per loro niente. E poi nessun perseguimento d’ufficio, nessun diritto di denuncia da parte delle autorità. E, anche in caso di discriminazione nelle aziende più grandi, non è prevista alcuna sanzione. Ma allora a che serve? Boh.

Insomma, un cerotto che serve a poco o niente. E intanto l’ingiustizia continua. A parte la Sinistra progressista di questo Paese, interessa a qualcun altro?