PS Informa numero 6, 12 febbraio 2016

igorrighini4

La lettera aperta di Igor Righini

Di fronte alle esternazioni dei presidenti degli altri partiti, Igor Righini, neo eletto presidente del PS non ci ha pensato due volte, ha messo le mani sulla tastiera e ha scritto loro una lettera aperta dedicata al raddoppio del tunnel del Gottardo. Per precisare, puntualizzare, ricordare tutti quegli argomenti che, pretestuosamente, i raddoppisti dimenticano o fingono di non conoscere. E concludendo che, se proprio si deve far fronte comune, lo si deve fare per avere una RSI di qualità: quello sì che è una battaglia che merita di essere combattuta, al di là di tutte le altre divergenze.

La lettera aperta di Igor Righini


gottardoGottardo: code artificiali?

Le code al Gottardo sono un tormentone estivo. Ma da qualche tempo sono anche un tormentone invernale. Strano: prima non succedeva. Ancora più strano: nella Mappo-Morettina, dove il flusso di veicoli è ancora più intenso, di code non se ne formano se non in caso di incidente in galleria. Sicché andiamo a vedere: le recenti code invernali al Gottardo sono provocate dai lavori nella galleria Stalvedro. Lavori che sarebbero dovuti essere realizzati fra il 2016 e il 2019 ma che sono stati anticipati di un anno. Ops: un anno. Guarda un po’, proprio prima del voto sul raddoppio del tunnel del Gottardo. Ri-ops: proprio per esasperare chi percorre la A2 e potrebbe essere tentato di votare Sì il 28 febbraio. Andreotti, che la sapeva lunga, diceva: “A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca”. Per questo Bruno Storni e altri deputati socialisti hanno presentato un’interrogazione al Governo per chiarire le ragioni di questa creazione di code artificiali del tutto inopportune e pretestuose.

Ma questo è solo l’ennesimo esempio di manovre poco chiare messe in atto dai raddoppisti in una campagna di voto nella quale l’hanno fatta da padrone soprattutto le frottole, la disinformazione, le manipolazioni. Una campagna di voto che per il Paese sarà strategici. Di mezzo non ci sono solo i miliardi dei lavori di scavo né gli appalti pubblici e neppure, in fin dei conti, la sicurezza. Anche, ma non solo. Di mezzo c’è molto di più: c’è il progetto del Paese che vogliamo lasciare alle prossime generazioni. Un Paese che potrebbe vedere un trasporto sostenibile nel quale la strada e la ferrovia sono complementari: per il trasporto privato leggero la prima, per quello commerciale pesante la seconda grazie ad AlpTransit. Oppure un Paese che si trasformerà in un budello stradale, una camionabile europea sulla quale ogni anno correranno 2 milioni di veicoli pesanti. Molto pesanti: bestioni da 60 tonnellate. Pericolosi nella galleria ma anche su ogni altra strada e autostrada. Pericolosi e inquinanti, a danno della salute di chi vive lungo la dorsale autostradale alpina, da Basilea fino al Mendrisiotto.

Se quella che vogliamo è una Svizzera con un trasporto sostenibile e ragionevole e non una Svizzera invasa dai camion, il 28 febbraio possiamo solo votare e far votare No al raddoppio del Gottardo.

L’interrogazione

Il sito del No al raddoppio


gay

Quale matrimonio?

La realtà è complicata. Per questo è sbagliato fermarsi alla prima impressione, specie se sostenuta da qualche slogan ulteriormente semplificatore. Molte iniziative nascono proprio così: come un’idea buona se la realtà fosse semplice, ma che poi nei fatti, una volta applicata, provoca danni. Se poi ci si mette anche la malizia ideologica, il disastro è subito fatto. È il caso, per esempio, dell’iniziativa ppdina sul matrimonio e la famiglia. L’idea, appunto, sembra buona: eliminare la discriminazione fiscale per le coppie sposate. Ma quell’idea, osservata con attenzione, è pericolosa. Anzitutto perché, proprio sul piano fiscale, renderebbe necessaria un’altra modifica costituzionale per consentire l’imposizione separata. Invece tutti i modelli di imposizione, separata e congiunta, devono rimanere possibili. Non solo: c’è il danno per le casse dello Stato. Senza misure di compensazione, si prevede una perdita compresa fra 1,2 e 2,3 miliardi di franchi. Che dovranno essere tolti da… già, da dove? Siamo facili profeti se prevediamo tagli dolorosi nel sociale, nella ricerca, nella formazione, nei servizi pubblici. Ma c’è anche di peggio, e il difetto i proponenti democristiani hanno cercato di farlo passare inosservato: laddove nell’iniziativa si dice che “il matrimonio è un’unione duratura regolata dalla legge fra un uomo e una donna” si cerca di inserire subdolamente nella Costituzione una definizione che renderà impossibile quel processo di ampliamento del concetto di famiglia con una vasta portata inclusiva, anche nei riguardi delle relazioni omosessuali e della omogenitoralità. Un processo inevitabile, caratteristico della modernità, che tutti i Paesi civili stanno attraversando serenamente e che, se fosse fermato nel nostro Paese, lo porrebbe in una condizione di arretratezza e di inciviltà.