PS Informa numero 39, 27 novembre 2015

arlberg

Il gemello del Gottardo ci suggerisce di opporci al raddoppio

Il tunnel del Gottardo ha un (quasi) gemello. Sta in Austria, è stato aperto nel 1979, è lungo 15 chilometri e mezzo. Doveva avere due canne, ma di fatto ne è stata realizzata una sola. Insomma, sembra quasi un clone del nostro. E, proprio come il nostro, anche il tunnel austriaco dell’Arlberg aveva bisogno di lavori di risanamento. Ma attenzione: risanamento per metterlo in condizione di rispettare le norme per i tunnel già esistenti. Nel 2014 i lavori sono iniziati. Le chiusure saranno molto limitate e il costo totale sarà di 160 milioni. Dov’è il problema?

Non c’è problema, infatti: si può fare e si fa. Invece il tunnel del Gottardo no. Lui dovrà subire un risanamento che costerà 3 miliardi (3 miliardi!), che lo terrà chiuso per 3 anni e che, secondo i raddoppisti, è un potente argomento per l’apertura di un secondo tunnel “per non isolare il Ticino”. Perché questa differenza? Semplice: perché si vuole risanare il Gottardo in modo che sia conforme alle norme per i tunnel di nuova costruzione. Ci vorrà quindi una soletta più alta di 30 centimetri, bisognerà aumentare la pendenza laterale della strada e sarà necessario rifare tutti i canali di ventilazione. Perché?

Non c’è un senso in tutto questo, se non gli interessi delle lobby del trasporto e dell’edilizia delle grandi opere. Che hanno tutto l’interesse anzitutto a snaturare il tunnel attuale e poi, con questa scusa, ad aprire un tunnel nuovo di pacca da imbottire poi di camion europei. Magari perfino da 60 tonnellate, che naturalmente verranno fatti scorrere su quattro corsie, ché alla baggianata delle due corsie soltanto non crede nessuno.

Per rispondere a queste pretese assurde c’è solo un modo: il prossimo 28 febbraio votare No al raddoppio. Perché il tunnel che c’è basta e avanza, perché di nuovo traffico non ne vogliamo, perché il raddoppio sarebbe l’epitaffio di AlpTransit. Che, con quello che ci è costato, dobbiamo assolutamente proteggere, per l’ambiente e per la salute delle persone.


 

uomodonna

Parità: ci vuole un Piano

1990: Il Consiglio federale adotta un Piano d’azione nazionale per la parità fra uomo e donna. 2014: viene pubblicato un bilancio. Il risultato è in chiaroscuro: sono stati ottenuti alcuni risultati, ma molto resta ancora da fare, specie per la disparità di genere nei salari, nelle opportunità di lavoro, nell’orientamento alla formazione, nella rappresentanza in politica. Se poi guardiamo al Ticino, ci prende la tristezza: la pubblicazione “Le cifre della parità” evidenzia diseguaglianze a tutti i livelli, sebbene la parità sia ancorata in ben due articoli della Costituzione cantonale.

Ora ben 29 deputati e deputate presentano una mozione (prima firmataria Milena Garobbio) affinché il Cantone adotti un efficace Piano d’azione per la parità, che definisca la politica delle pari opportunità e fissi obiettivi e misure concreti.

Il comunicato stampa (http://www.ps-ticino.ch/wp-content/uploads/2015/02/20151124pianodazione.pdf)

La mozione


Prestazioni smantellate: la classe media paga il conto

Lo chiamano “programma di stabilizzazione”. Meglio sarebbe “programma di smantellamento”. Perché questo sarà il risultato del programma appena presentato dal Consiglio federale. E il conto lo pagherà la classe media, per ben due volte: anzitutto con un aumento delle imposte e poi con una riduzione delle prestazioni. “È la conseguenza diretta di una politica fiscale sbagliata, a favore dei capitale e a danno dei contribuenti classici”, spiega la nostra consigliera nazionale Marina Carobbio Guscetti. Insomma, i soliti regali ai ricchi, mentre il ceto medio viene spremuto senza pietà, mentre nel contempo vengono ridotti i servizi e le prestazioni sociali e vengono effettuati tagli alla formazione, alla ricerca ai servizi pubblici, alle assicurazioni sociali e all’aiuto allo sviluppo.

Il comunicato stampa


icebergclima

Manifestiamo per il clima

Domani sera il noto climatologo Luca Mercalli terrà una conferenza a Lugano. L’indomani, domenica, sempre a Lugano ci sarà una manifestazione di piazza per il Global Climate Day, con concerti e spettacoli.

I mutamenti climatici sembrano un problema lontano nello spazio e nel tempo. Sembrano avere conseguenze solo in posti già piuttosto disgraziati. Se mai arriveranno anche qui, sarà fra decenni. “Se anche farà più caldo, ci godremo le primavere precoci e gli autunni miti”, pensano in molti. E sottintendono: “Del resto, se altrove si alzano gli oceani e aumenta la desertificazione chissenefrega, tanto noi siamo in alto e il nostro territorio è ricco di boschi. Semmai risparmieremo sul riscaldamento”. Beh, non è così semplice. Il riscaldamento globale non provoca solo un aumento della temperatura media, ma porta con sé anche problemi nella produzione agricola, nella generazione di energia idroelettrica, nell’approvvigionamento idrico. Per non parlare degli eventi meteorologici estremi, più frequenti. Attenzione: non in Africa, ma qui, nella ricca, solida, sicura (in apparenza) Europa. Allora è importante sabato sera informarsi e domenica scendere in piazza. Per dire che sì, è un problema nostro, che anche noi possiamo e dobbiamo e soprattutto vogliamo fare qualcosa.

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iniziativaalloggio

Una firma contro la gentrificazione

Il Ticino è ancora una zona ancora periferica. Purtroppo? Per fortuna? Dipende. La vita ai confini dell’Impero ha aspetti positivi: la tranquillità, i rapporti umani più semplici, l’ambiente più pulito e protetto. Ma anche alcune regioni del Ticino cominciano a sperimentare fenomeni negativi abituali in aree più centrali. Come la speculazione edilizia, dove la pressione sul territorio è più intensa.

A Lugano, per esempio, dove l’afflusso di capitali e la richiesta di immobili da parte di ricchi stranieri ha cementificato il territorio e ha aumentato in modo drastico gli affitti di case e appartamenti. Il risultato è la gentrificazione: in alcune zone della città arrivano nuovi abitanti a reddito alto e medio-alto che, con le proprie disponibilità economiche, finiscono per espellere chi già viveva lì con un reddito basso e medio-basso. Spesso questi ricchi non sono neppure residenti: comprano gli immobili solo come investimento o al massimo per trascorrere pochi giorni di vacanza all’anno. Risultato: centri svuotati, tristi, senza vita. Soprattutto, inavvicinabili per chi ha un reddito normale e quindi è costretto a trasferirsi in periferia, cioè dove i servizi sono meno presenti e il trasporto pubblico meno capillare ed efficiente.

La gentrificazione in Ticino si presenta soprattutto a Lugano. Grazie all’iniziativa popolare “Per abitazioni accessibili a tutti”, firmata da 3’300 persone, alla fine il Consiglio comunale ha approvato un controprogetto per costituire “organizzazioni di pubblica utilità impegnate nella creazione di alloggi a pigione moderata, o per partecipare a entità già esistenti”. Una buona risposta che darà buoni risultati. Tuttavia è facile immaginare che l’apertura di AlpTransit, che avvicinerà il nostro Cantone al resto della Svizzera, farà aumentare la pressione su tutto il territorio. Chiasso, Mendrisio, Bellinzona e Locarno devono subire lo stesso destino di Lugano? Non è detto. Possiamo aiutare a evitare questo esito se firmiamo l’iniziativa sull’alloggio, che chiede cose semplici e facili da implementare: la promozione, da parte della Confederazione e dei Cantoni, della costruzione di alloggi a pigione moderata e sovvenzioni energetiche ma non alle ristrutturazioni di lusso. L’iniziativa ha già raccolto più di 50 mila firme, ma deve crescere ancora. Ogni firma è preziosa, perciò firmiamo e facciamo firmare.

Il formulario

Il sito dell’iniziativa


noallostatoficcanaso

Difendi la tua privacy: firma il referendum contro la LAIn

Siamo persone oneste e per bene e non abbiamo nulla da nascondere, perché non commettiamo alcun reato. Però i fatti nostri sono fatti nostri e riguardano le nostre vite private. E vogliamo condividerli solo con chi ci garba, non con qualche funzionario del quale nemmeno conosciamo l’identità. Se proprio qualcuno deve mettere il naso nei nostri affari, che lo faccia per una buona ragione, dietro richiesta della magistratura. È così, giusto?

È così adesso, ma non sarà più così in futuro, perché le Camere federali hanno approvato la Legge sul servizio informazioni (LAIn), che consente ai servizi di intelligence, sulla base di non meglio precisati e di sicuro insindacabili motivi di sicurezza, di ascoltare le nostre telefonate e di leggere la nostra corrispondenza e messaggistica digitale.

Ora, che le minacce alla sicurezza siano cambiate e che il terrorismo richieda strumenti di indagine nuovi non lo nega nessuno. Ma il rispetto della privacy è una conquista della nostra civiltà e un fondamento della democrazia. Se, in nome della sicurezza e mossi dalla paura, intacchiamo i princìpi e i valori fondanti della nostra società, consentiamo ai terroristi di ottenere proprio quel che vogliono: terrorizzarci fino a snaturarci. Ebbene, la nuova legge va proprio in questa direzione.

La GISO ha lanciato il referendum “No allo Stato ficcanaso” proprio per abrogare la LAIn. Chiunque abbia a cuore la propria riservatezza e, più in generale, i princìpi democratici, dovrebbe firmare.

Il formulario

Il sito del referendum


Candidature alla presidenza

Il 23 gennaio si terrà il Congresso del Partito Socialista durante il quale verrà eletto il nuovo presidente. Le candidature possono essere sottoposte alla Direzione del Partito dalle Sezioni, da gruppi di sostegno o anche da singole persone. Il termine ultimo per la presentazione è il 10 dicembre.