Se ci spaventiamo, vincono loro

parigi

Si chiama “terrorismo” perché è il suo scopo è non solo uccidere, ma instillare il terrore in chi rimane. Ebbene, se dopo le stragi di Parigi noi ci lasceremo sopraffare dalla paura, se renderemo la nostra società ancora più chiusa e più spaventata, se accetteremo un’ulteriore erosione dei nostri spazi di libertà in nome della sicurezza… ecco, se ci comporteremo così, ascoltando le voci di chi ci vuole chiusi, egoisti, spaventati, allora i terroristi avranno vinto. Come ha scritto su “The Guardian” Nicolas Hénin, giornalista francese che è stato ostaggio dell’ISIS, i terroristi “saranno rincuorati da qualsiasi segno di reazione esagerata, di divisione, di paura, di razzismo, di xenofobia”. Allora le vittime di Parigi saranno morte invano.

La reazione corretta a quest’aggressione sta nell’apertura. Blindare le frontiere, ghettizzare gli stranieri, imporre leggi securitarie provocherebbe come reazione un’ulteriore radicalizzazione islamica nelle nostre società e quindi aumenterebbe i rischi per la nostra stessa sicurezza. Perciò resilienza, anzitutto. E naturalmente fermezza, sì. Ma nella difesa dei princìpi dell’Illuminismo sui quali si fonda la nostra società, che possono essere riassunti con le tre parole che in questi giorni sono state più ripetute: liberté, égalité, fraternité.