Pianificazione ospedaliera? No, grazie

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Non così. Non a questo prezzo. Non col rischio concreto di smantellare la sanità pubblica. È questo il senso del rapporto di minoranza del PS e dell’MPS sulla pianificazione ospedaliera proposta dal Governo.

Mentre in Svizzera le cliniche private rappresentano in media il 20% dell’offerta, in Ticino siamo già al 40. Ebbene, la pianificazione vuole subordinare il pubblico al privato e indebolire l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), togliendogli il controllo su alcuni settori importanti, fra i quali per esempio la psichiatria. Nell’assegnazione dei mandati verrebbe ampliato il mercato delle cliniche private e l’ospedale Carità di Locarno potrebbe essere privatizzato e il Cardiocentro rimarrebbe una fondazione invece di essere integrato nell’EOC nel 2020.

Con la pianificazione il mercato sarebbe quindi determinato solo dalla domanda, dall’offerta e dalla logica del profitto, non più dalle esigenze dei pazienti e dall’equità nell’accesso alle cure. La salute si trasformerebbe in un prodotto in vendita, come un’auto, una scatola di biscotti o un set di pentole. Per una particolare patologia c’è poca richiesta perché ci sono pochi pazienti? Oplà, si taglia. Se poi la gente soffre o perfino muore… che importa? Niente profitto, niente medicina.

Questa logica applicata agli ospedali porterebbe a chiudere i pronto soccorso e i nosocomi per i trattamenti acuti nelle regioni periferiche. Perfino grandi ospedali come il San Giovanni di Bellinzona e il Beata Vergine di Mendrisio ne uscirebbero con le ossa rotte.

Tutto questo perché? Perché anche in Ticino estende i propri tentacoli la sanità gestita dai grandi gruppi privati, che operano nella logica dell’acquisizione dei settori che rendono di più, lasciando al pubblico o smantellando quelli poco redditizi.

Intanto si va verso il voto sull’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” dell’MPS, che ha raccolto 7’700 firme. Che la maggioranza del Gran Consiglio ha invitato a respingere ma che ovviamente noi inviteremo a sostenere. Non solo: c’è ancora la possibilità di un referendum contro almeno una parte della nuova Legge ospedaliera.