Dies IRE, Dies Illa…

“Giorno d’ira, quel giorno”, per parodiare il canto medievale del giudizio universale. E giorno di figuracce nel nostro Cantone, potremmo aggiungere noi, di fronte alle reazioni scomposte, isteriche e inquisitorie per la pubblicazione dello studio dell’IRE sull’influenza della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese.Ora, che quello studio possa e debba essere criticato è ovvio e legittimo. Con argomenti razionali e scientifici, però, ossia sul piano dei dati e del metodo. Infatti alcuni aspetti della ricerca non sono convincenti. È stato considerato un caso molto specifico: il licenziamento di un’impiegato svizzero per sostituirlo con un frontaliere. Ma ci sono problemi più vasti: il dumping salariale, la disoccupazione giovanile; nuovi posti di lavoro creati per i frontalieri eccetera. E neppure ci è piaciuta la reazione altezzosa del professor Maggi, che ha difeso la ricerca da qualsiasi possibilità di critica. Per questo il Partito Socialista nei prossimi giorni lo studierà con attenzione e ne approfondirà le conclusioni.

Quello che però non si può accettare è la critica pregiudiziale di chi quello studio lo rifiuta a prescindere, infischiandosi bellamente del rigore scientifico. Arrivando perfino a pretendere di chiudere un istituto di ricerca universitaria solo perché le sue pubblicazioni collidono con i pregiudizi anti-frontalieri e con l’ideologia xenofoba che va per la maggiore. E allora bene ha fatto il professor Martinoli a evocare lo spettro della censura delle peggiori dittature del Novecento: si comincia così e chissà poi dove si finisce.

L’articolo di Carlo Lepori