Una rondine non fa primavera

Sembrava un segnale positivo: i frontalieri in diminuzione. Leggera, ma diminuzione. E alla fine dell’anno scorso pareva essersi delineata una tendenza promettente per il mercato del lavoro ticinese, sottoposto a una pressione un po’ inferiore. Invece…

…invece niente: è di questi giorni la notizia che dai dati dell’Ufficio federale di statistica emerge un aumento dei frontalieri in Ticino nel primo trimestre del 2015. Poca cosa in percentuale (+0,2%), ma nel trend a medio termine l’aumento è significativo: +2,4% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso. Oltretutto con un’incidenza maggiore nel terziario, dove ormai è un bagno di sangue. E consola ben poco scoprire che altrove in Svizzera la tendenza è anche peggiore.

Colpa dei Bilaterali? Colpa dei frontalieri? Per noi l’analisi è chiara: colpa di chi se ne approfitta.

Da un lato quei datori di lavoro (non tutti, ma pur sempre troppi) che se ne fregano di ogni considerazione sulla dignità del lavoro e si prefiggono un unico scopo: il profitto a tutti i costi. Per loro conta solo tirare al risparmio sui salari. Non avendo limiti verso il basso, si spingono dove vogliono.

Dall’altro lato quei politici che difendono quest’andazzo e considerano ogni misura per la difesa del lavoro come un vincolo alla libera impresa. E non c’è distinzione fra i borghesi di nome e di fatto che aderiscono apertamente all’ideologia neoliberista e quelli che si sciacquano la bocca con il “popolo” e demonizzano i frontalieri, ma poi, arrivati al dunque, si mettono di traverso quando si tratta di approvare delle misure davvero efficaci per difendere i lavoratori residenti.

Ecco perché è così importante ricordarsene proprio in questi giorni. Nelle nostre case è arrivato il materiale di voto per il 14 giugno. Siamo quindi chiamati a esprimerci sui salari minimi. Certo non saranno la panacea di ogni male, ma almeno pongono un limite inferiore al di sotto del quale non si potrà andare.

Se l’Ufficio federale di statistica ci dice qualcosa, è che dobbiamo votare un Sì convinto ai salari minimi. Non sprechiamo questa occasione.