Saverio Lurati rimane

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La posta in gioco era troppo alta. E il presidente non se l’è sentita di lasciare la carica e ha ritirato le proprie dimissioni, come gli avevano chiesto prima la Direzione e poi il Comitato cantonale: una questione di responsabilità, ha spiegato in un comunicato stampa, dopo qualche giorno di ulteriore riflessione.

“Un partito acefalo, senza una guida chiara e identificabile, sarebbe un partito zoppo e inefficace nella sua azione politica”, scrive Lurati. E il Partito Socialista non se lo può permettere. Soprattutto non a poche settimane dal voto su temi importanti come i salari minimi e le eredità milionarie e a pochi mesi dal voto per le elezioni federali, nelle quali puntiamo ad aumentare la nostra rappresentanza.

Dunque ha prevalso la responsabilità sulla stanchezza, peraltro comprensibile. Anche grazie ai membri e ai simpatizzanti del PS che alle manifestazioni del 1. Maggio “mi hanno fatto sentire il loro sostegno, il loro apprezzamento, la loro fiducia”, ha spiegato il presidente.

E ora? Ora si va avanti, naturalmente. Ma con la prospettiva, come del resto lo stesso Lurati aveva detto fin dall’inizio del suo mandato, di cominciare subito a riflettere su chi prenderà il suo posto.