Salviamo il lavoro

lavoratoriIl Ticino è il Cantone con il maggior numero di contratti normali di lavoro imposti: ben 12. Dopo di noi, Ginevra con 4, Vallese con 2, Giura con 1. E per l’anno prossimo possiamo aspettarcene altri. Sarà un caso?

Certo che no: come Cantone confinante con l’Italia, sofferente per la crisi economica e con un elevato tasso di disoccupazione, il Ticino subisce un’intensa pressione sui salari. Risultato: più del 10% dei lavoratori e delle lavoratrici (pari a 17 mila persone) guadagna meno di 3’500 franchi al mese. Il 7,4% (cioè quasi 12 mila persone) addirittura meno di 3’000.

Le conseguenze sono ben note: non solo la sofferenza di individuale dei working poor, ma un danno per la collettività nel suo complesso, perché queste persone in difficoltà hanno maggior bisogno dell’aiuto sociale.

Ecco perché possiamo solo rallegrarci per l’approvazione dell’iniziativa popolare costituzionale “Salviamo il lavoro in Ticino!”, che prevede l’iscrizione nella Costituzione dell’obbligo di un salario minimo: per una volta, la maggioranza del Gran Consiglio ha dimostrato sensibilità per i problemi di chi lavora e ha accettato una misura efficace contro il dumping salariale. Sarà per via delle elezioni imminenti? Va’ a sapere. A noi per ora importa che il principio sia passato.

Adesso toccherà al popolo esprimersi. E la campagna di voto non sarà facile, perché, c’è da scommetterci, i soliti furbastri si metteranno di traverso inventando scuse e pretesti. Ma noi saremo presenti per difendere gli interessi di chi lavora. Per questo ora più che mai bisogna votare socialista.